LA PICCOLA CASA
Nell'autunno 2006 la Cooperativa ha dato avvio ad una nuova struttura di accoglienza "La piccola Casa".
E’ una casa in cui abitano quattro bambini soli e con disabilità insieme ad un piccolo gruppo di operatori che si alternano durante l’arco della giornata, con i quali i piccoli accolti possano creare legami significativi atti a favorire lo sviluppo della loro sfera affettiva, emotiva e sociale.
Una delle caratteristiche della casa è un ambiente caloroso reso possibile dallo stile di vita familiare che circonda i piccoli.
L'idea del progetto nasce per continuare a dare una
risposta (così come si sta facendo con Casa Chala, Andrea e Miriam) alle sempre più numerose richieste di accoglienza di bimbi con
disabilità psico-fisiche, frequenti soprattutto da parte degli
ospedali, dove i neonati con problemi vengono abbandonati.
La finalità del progetto è quella dell'accoglienza residenziale e senza una scadenza di alcuni bimbi con problematiche sanitarie. Tale accoglienza implica la condivisione nel quotidiano tra operatori e bimbi, di tutte quelle attività affettivo-relazionali, educative e pratiche (scuola, sanità, fisioterapia, ecc.) necessarie per una crescita armonica.
Per ogni bimbo accolto viene formulato un progetto educativo che tiene conto delle sue specificità e risorse atto a favorire il suo armonico sviluppo.
La piccola casa si trova in via delle Calasanziane 56.
L'appartamento è articolato su circa 130 mq al primo piano e dispone di
3 camere da letto, soggiorno, spazio giochi, cucina, guardaroba e doppi
servizi.
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Ospiti
I primi due piccoli della micro-struttura sono stati J. e M. che sono entrati a
Casa Betania verso la fine del 2005.
In questo tempo hanno compiuto grandi progressi nel senso di
acquisizione di autonomie e abilità e nella capacità di relazionarsi e
di stringere rapporti affettivi significativi.
Nei mesi successivi la piccola casa è diventata anche la casa di A. e I. che hanno fatto presto amicizia con J. e M. e gli operatori della struttura.
Nello stesso tempo
permane la difficoltà di reperire una famiglia adottiva per le
problematiche sanitarie che i bambini presentano.
Nel frattempo
la permanenza in una micro-struttura caratterizzata da rapporti
familiari e ritmi a dimensione di questi bimbi rappresenta la soluzione,
a nostro avviso, più efficace per permettere ai bimbi un sano sviluppo
psicofisico.
La residenzialità di operatori professionali è garanzia
di efficienza nella gestione delle esigenze educative dei bambini oltre
che di quelle affettive.
La relazione con famiglie di appoggio
volontarie che frequentano la casa con continuità permette ai bambini
di mantenere una integrazione nella società che va al di là delle
attività scolastiche e parascolastiche fungendo altresì da
testimonianza per la stessa società civile.
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